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Vitamina D anche d’estate? Cosa dicono gli esperti


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Quando arriva l’estate pensiamo al sole, alle giornate all'aperto e alle vacanze. E proprio il sole ci porta a parlare di una sostanza fondamentale per il nostro organismo: la vitamina D.

La domanda, però, è spontanea: se durante l'estate siamo maggiormente esposti alla luce solare, abbiamo ancora bisogno di vitamina D attraverso l'alimentazione o gli integratori?

La risposta non è semplicemente sì o no. La vitamina D è infatti un tema in cui contano età, condizioni individuali, esposizione al sole, alimentazione e, quando indicato dal medico, eventuali esami.

Il sole e la vitamina D

La vitamina D ha una particolarità rispetto a molte altre vitamine: il nostro organismo è in grado di produrla.

La maggior parte della vitamina D viene sintetizzata nella pelle grazie all'azione dei raggi solari, mentre una parte arriva dall'alimentazione. La vitamina D contribuisce soprattutto al metabolismo del calcio e alla normale mineralizzazione delle ossa.

Ecco perché l'estate può rappresentare un periodo importante per la sua produzione naturale.

Questo, però, non significa che esporsi al sole senza protezione sia una strategia corretta per aumentare la vitamina D.

Esporsi al sole non significa prendere il sole senza protezione

Il rapporto tra sole e vitamina D deve essere considerato insieme alla protezione della pelle.

L'esposizione ai raggi ultravioletti è infatti anche uno dei principali fattori ambientali associati ai danni cutanei. Cercare deliberatamente esposizioni prolungate o scottature per aumentare la produzione di vitamina D non è quindi una buona strategia.

L'obiettivo dovrebbe essere quello di vivere normalmente gli spazi all'aperto, proteggendo la pelle secondo le raccomandazioni dermatologiche, senza trasformare la vitamina D in un motivo per aumentare l'esposizione ai raggi UV.

In estate serve comunque un integratore?

Qui arriva una delle convinzioni più diffuse: pensare che la vitamina D debba essere assunta da tutti durante l'inverno e sospesa automaticamente durante l'estate.

Le indicazioni degli esperti sono più articolate.

Le linee guida dell'Endocrine Society pubblicate nel 2024 distinguono infatti tra persone sane e categorie che possono avere esigenze differenti. Negli adulti sani sotto i 75 anni non viene raccomandata un'integrazione empirica superiore ai normali apporti di riferimento, mentre esistono indicazioni specifiche per alcune categorie, tra cui persone oltre i 75 anni, donne in gravidanza, bambini e adolescenti e alcune persone con prediabete.

Per questo l'estate, da sola, non è una ragione sufficiente né per iniziare né per interrompere un'integrazione.

Quando il sole può non essere sufficiente

Non tutti vivono l'estate nello stesso modo.

C'è chi trascorre molto tempo all'aperto e chi, invece, passa gran parte delle giornate al chiuso. Anche l'abbigliamento, l'uso della protezione solare, la stagione, la latitudine e alcune caratteristiche individuali possono influenzare la sintesi cutanea della vitamina D.

A questo si aggiungono eventuali condizioni che possono interferire con l'assorbimento o il metabolismo della vitamina.

È quindi possibile che due persone che vivono nella stessa città e trascorrono entrambe l'estate al sole abbiano esigenze differenti.

Anche l'alimentazione può contribuire

Il sole non è l'unica fonte.

La vitamina D è presente naturalmente in un numero relativamente limitato di alimenti e può essere introdotta attraverso alcuni pesci, uova e altri alimenti che ne contengono quantità variabili.

L'alimentazione da sola non permette però di stabilire se una persona abbia o meno una quantità adeguata di vitamina D.

Per questo, quando esiste un motivo clinico, la valutazione deve essere fatta dal professionista sanitario sulla base della situazione individuale.

Attenzione al fai da te

Un altro aspetto importante riguarda gli integratori.

La vitamina D è necessaria all'organismo, ma questo non significa che quantità maggiori siano automaticamente migliori. L'ISS ricorda che anche un eccesso di vitamina D può provocare effetti indesiderati, tra cui alterazioni del metabolismo del calcio e calcificazioni.

Le nuove linee guida sottolineano inoltre che, nella popolazione sana, non è raccomandato effettuare di routine il dosaggio della 25-idrossivitamina D soltanto per decidere se assumere un integratore.

Questo non significa che gli esami non siano mai necessari: significa che devono essere richiesti quando esiste una specifica indicazione clinica.

Estate e vitamina D: non esiste una regola uguale per tutti

La domanda iniziale, quindi, cambia leggermente.

Non si tratta di stabilire se d'estate la vitamina D serva oppure no. Serve capire se quella determinata persona abbia bisogno di una supplementazione.

Per una persona sana, l'esposizione alla luce solare e un'alimentazione equilibrata fanno parte del normale rapporto con la vitamina D. Per chi invece presenta condizioni particolari o ha già ricevuto una prescrizione, la gestione può essere diversa e non dovrebbe essere modificata autonomamente con l'arrivo dell'estate.

Il consiglio più importante è evitare gli automatismi

La vitamina D è diventata negli ultimi anni protagonista di moltissime conversazioni sulla salute, ma proprio per questo è facile cadere negli automatismi: sole uguale vitamina D, estate uguale niente integratore, oppure vitamina D uguale più ne assumo e meglio sto.

La realtà è più semplice e, allo stesso tempo, più personale.

La vitamina D è importante, ma il suo utilizzo deve essere adeguato alle esigenze della persona.

L'estate offre naturalmente più occasioni per stare all'aperto, ma non trasforma l'integratore in una necessità universale né rende automaticamente superfluo quello eventualmente prescritto.

Quando si parla di salute, anche in questo caso, la regola più utile rimane una: niente fai da te, ma valutazioni basate sulla propria situazione e sul consiglio del professionista sanitario.

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