Mappa Interattiva - dove le persone incontrano le attività
Un sito che non si apre, il gestionale che non risponde, la connessione che si interrompe, i dati che non sono disponibili. Per un'azienda possono sembrare inconvenienti temporanei, ma dietro pochi minuti di inattività può nascondersi un costo molto più alto di quanto si immagini.
Quando un sistema informatico si ferma, infatti, non si interrompe soltanto una macchina: può rallentare o bloccare l'intero processo aziendale.
La vera domanda, quindi, non è soltanto “Quanto costa ripristinare il sistema?”, ma “Quanto costa all'azienda ogni minuto in cui il sistema rimane fermo?”
Quando la tecnologia si ferma, si ferma anche il lavoro
Oggi gran parte delle attività quotidiane dipende dall'infrastruttura digitale.
Un dipendente potrebbe non riuscire ad accedere al gestionale, un commerciale potrebbe non poter consultare le informazioni di un cliente, un ufficio potrebbe non riuscire a inviare documenti o una sede potrebbe rimanere isolata.
Anche un'interruzione apparentemente breve può generare una reazione a catena.
Più aumenta la digitalizzazione dell'impresa, maggiore diventa quindi l'importanza della continuità dei sistemi.
Il costo non è solo quello dell'assistenza tecnica
Quando si verifica un guasto, la prima voce che viene in mente è il costo dell'intervento necessario per risolverlo.
Ma è soltanto una parte del problema.
Durante un fermo possono accumularsi:
- ore di lavoro improduttive;
- ordini non elaborati;
- attività rimandate;
- appuntamenti persi;
- ritardi nelle consegne;
- clienti impossibilitati a ricevere assistenza;
- costi straordinari per ripristinare l'operatività.
A questi possono aggiungersi conseguenze meno facilmente quantificabili, come la perdita di fiducia da parte di clienti e partner.
Un'ora non vale sempre la stessa cifra
Non tutte le aziende hanno lo stesso livello di esposizione.
Per un'attività alcune ore di inattività potrebbero essere gestibili. Per un'altra, anche pochi minuti potrebbero avere conseguenze significative.
Dipende dal settore, dagli orari di lavoro, dal numero di persone coinvolte e soprattutto da quanto l'azienda dipende dai propri sistemi digitali.
Per questo non esiste un costo standard del downtime valido per tutte le PMI.
Il primo passo consiste nel capire quali sistemi sono realmente critici e quanto tempo l'azienda può permettersi di rimanere senza utilizzarli.
La prevenzione costa meno del fermo
Investire nella continuità operativa non significa necessariamente acquistare tecnologia in eccesso.
Significa individuare prima i punti deboli dell'infrastruttura e stabilire come intervenire nel caso qualcosa vada storto.
Una strategia può comprendere:
- sistemi di backup;
- infrastrutture ridondate;
- connessioni di emergenza;
- monitoraggio;
- protezione da attacchi informatici;
- procedure di ripristino;
- assistenza con tempi di intervento definiti.
L'obiettivo non è impedire qualsiasi problema, cosa che nella tecnologia non è sempre possibile.
L'obiettivo è ridurre la probabilità che un problema tecnico si trasformi in un blocco aziendale.
Backup e Business Continuity: due concetti diversi
Avere una copia dei dati è fondamentale, ma il backup da solo non garantisce la continuità operativa.
Se un server si blocca, infatti, non basta sapere che esiste una copia dei dati: bisogna sapere anche quanto tempo occorre per tornare operativi e quali sistemi devono essere ripristinati per primi.
È qui che entra in gioco la Business Continuity.
La domanda diventa:
“Se domani mattina il nostro sistema principale non fosse disponibile, come continueremmo a lavorare?”
Avere una risposta prima dell'emergenza permette di trasformare una situazione potenzialmente critica in un problema gestibile.
Anche la cybersecurity entra in gioco
Il fermo dei sistemi non è sempre provocato da un guasto tecnico.
Un ransomware, un attacco informatico o la compromissione di un account possono rendere indisponibili dati e applicazioni e impedire all'azienda di lavorare.
Per questo continuità operativa e cybersecurity devono essere affrontate insieme.
Proteggere l'infrastruttura significa anche prepararsi a reagire quando una minaccia riesce a superare le difese.
Quanto velocemente puoi tornare operativo?
Quando si valuta una soluzione IT, spesso l'attenzione si concentra sulle prestazioni e sul prezzo.
Ma c'è un'altra domanda importante:
“In caso di problema, quanto tempo devo aspettare prima di poter lavorare nuovamente?”
È qui che diventano importanti i livelli di servizio e gli SLA.
Definire tempi e modalità di intervento permette all'azienda di avere maggiore chiarezza proprio nel momento in cui un sistema non funziona.
Per una PMI, sapere chi contattare, come viene gestita l'emergenza e quali tempi di intervento aspettarsi può fare una differenza concreta.
Il vero valore è continuare a lavorare
La continuità operativa non è semplicemente una questione tecnica.
È una componente della strategia aziendale.
Un'infrastruttura affidabile permette alle persone di continuare a lavorare, ai clienti di continuare a ricevere servizi e all'impresa di limitare le conseguenze economiche di un imprevisto.
Per questo è utile valutare l'infrastruttura non soltanto in base a quanto costa mantenerla, ma anche in base a quanto potrebbe costare non averla quando serve.
La domanda da porsi oggi
Nessuna azienda può prevedere con certezza quando arriverà il prossimo guasto, attacco o problema di connettività.
Può però prepararsi.
Analizzare i sistemi critici, proteggere i dati, predisporre backup, valutare connessioni alternative, definire procedure di ripristino e avere un'assistenza affidabile significa costruire una maggiore resilienza digitale.
Perché il vero costo di un sistema informatico non si misura soltanto nell'investimento necessario per mantenerlo efficiente.
Si misura anche nel valore delle attività che l'azienda rischia di perdere quando quel sistema si ferma.
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