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Una delle cose di cui vado più fiera nella mia vita è la dedizione che ho sempre dedicato ai miei studi. Anche se li ho terminati dopo la nascita dei miei figli, questo percorso mi ha offerto molte opportunità di apprendimento fin dal 2000. La svolta è arrivata nel 2004, quando ho avuto la possibilità di studiare in Italia.
Da allora, mi sono dedicata con impegno e responsabilità all’insegnamento della lingua e della cultura italiana, partecipando a numerosi progetti educativi e culturali che hanno arricchito il mio cammino e rafforzato il mio legame con i due Paesi. Nel 2013, come Console Onorario per Santa Catarina, ho avuto l’opportunità di accompagnare delegazioni di sindaci, imprenditori, deputati, rettori e discendenti di famiglie italiane giunte in Brasile oltre 150 anni fa. Ogni viaggio era anche un’occasione per vedere la grande emozione di chi tornava nelle terre dei propri antenati.
In tutti questi anni, un desiderio mi ha accompagnata costantemente: portare mio marito con me. Tante volte ho cercato di concentrarmi sui miei impegni per nascondere la tristezza di trovarmi in Italia senza di lui. Ho pregato spesso San Francesco d’Assisi, chiedendo la sua intercessione per realizzare questo sogno.
Mio marito è sempre stato il mio più grande sostegno. Si è preso cura da solo dei nostri due figli durante i sei mesi in cui ho studiato a Perugia e ha sempre sopportato con amore i miei frequenti viaggi in Italia. A rendere tutto ancora più forte è il fatto che lui sia discendente di una famiglia di immigrati di Tovena, frazione di Cison di Valmarino, in provincia di Treviso, una famiglia legata alla storia di Cocal do Sul e dello sviluppo del sud di Santa Catarina.
Dopo tanti anni e tanti rinvii, finalmente quel sogno si è realizzato. Il viaggio è iniziato nel modo più simbolico possibile: la domenica di Pasqua, prima tappa Parigi, poi Torino, Genova e infine il Veneto, con Treviso come punto di riferimento. Lì abbiamo vissuto giornate intense, visitando Casale di Scodosia, terra della famiglia Borghesan, e Tovena, terra della famiglia Cechinel.
A Tovena, l’emozione è stata fortissima. Nella piazza principale ci attendeva Carlo Cecchinel, un cugino rimasto in Italia dopo la grande emigrazione del 1878. Il loro abbraccio è stato commovente e le lacrime hanno coinvolto tutti noi presenti. In quel momento, le radici sono diventate presenza viva, storia condivisa, riconoscimento profondo.
Abbiamo visitato le case della famiglia, ascoltato i racconti di Carlo, osservato i luoghi della memoria e percepito con forza quanto il passato continui a vivere nei volti, nei gesti e nei paesaggi. Lo stesso è accaduto a Portogruaro, con il coro La Quercia e la Quercia de Fosalta, e ad Assisi, dove la spiritualità di San Francesco ha dato al viaggio un significato ancora più profondo.
Perugia, poi, ha riportato alla mente i mesi vissuti all’Università per Stranieri, dove mio marito ha potuto vedere da vicino i luoghi del mio percorso di studio e comprendere ancora meglio il senso della mia dedizione alla lingua e alla cultura italiana. Anche la visita a Roma, con il Parlamento italiano e i luoghi simbolo della città, ha chiuso il viaggio con la consapevolezza di aver attraversato non solo l’Italia, ma una parte viva della nostra storia familiare e collettiva.
Concludo questo racconto con la gioia di aver condiviso esperienze straordinarie in un Paese ricco di storia, bellezza e umanità. Ma l’emozione più grande resta quella delle origini, dove la distanza tra i continenti scompare e le radici familiari dimostrano tutta la loro forza.
Questa è stata, senza dubbio, la lezione più grande lasciataci dai nostri antenati, e che oggi desideriamo trasmettere con orgoglio al mondo.
Articolo di Fabiola Cecchinel, Segretaria Nazionale AIM per il Brasile
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