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Pif racconta a Venezia il premio di Famiglia Cristiana, il ritorno di Caro Marziano e le difficoltà del cinema italiano tra creatività e risorse.
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Al Festival del Cinema di Venezia c’è un’atmosfera che Pif conosce bene. Un’aria di festa, di incontri e di cinema che torna puntuale ogni anno e che, per lui, è diventata quasi un appuntamento fisso. Anche questa volta Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, è arrivato al Lido con un doppio motivo per esserci: il cinema, naturalmente, ma anche un riconoscimento assegnato da Famiglia Cristiana.
Di fronte alle telecamere di G-Channel e del Magazine TV di Torino, Pif affronta l’intervista con la consueta ironia, senza prendersi troppo sul serio. Sul premio, infatti, scherza: «Quello lo devi chiedere a chi me lo dà». Poi aggiunge che, probabilmente, il suo ultimo film, Dio per noi tutti, può aver avuto un ruolo nella scelta.
Una risposta che racconta già molto del suo modo di stare davanti alle telecamere: diretto, ironico, ma sempre pronto a riportare l'attenzione sul lavoro e sulle storie che racconta.
Pif e Venezia, un appuntamento che ritorna
Per Pif Venezia non è una semplice parentesi mondana. Da anni torna al Lido anche per il suo impegno come presidente di giuria di un concorso internazionale dedicato ai cortometraggi, Save the Cut.
«Mi capita ogni anno di venire, pochi giorni, un paio di giorni», racconta.
Una presenza breve, ma sufficiente per respirare quell’atmosfera particolare che accompagna la Mostra. Perché, come spiega, ciò che ama soprattutto è proprio l’aria che si respira intorno al cinema.
«Mi piace l’atmosfera della Mostra, c’è proprio aria di festa, è divertente».
Nel frattempo, però, il lavoro non si ferma. Dopo Venezia lo attendono nuovi impegni e nuovi viaggi, compresa la partecipazione del suo film a un festival in Ungheria.
Il ritorno di Caro Marziano
Tra i prossimi appuntamenti professionali c’è anche il ritorno di Caro Marziano, il programma di Rai 3 attraverso il quale Pif continua a raccontare persone, luoghi e realtà apparentemente lontane, trasformandole in occasioni per osservare l’Italia e il mondo con uno sguardo curioso e spesso sorprendente.
«Sto girando le nuove puntate», racconta, confermando così la prosecuzione del progetto.
Un ritorno importante per una trasmissione che ha fatto della curiosità e dell'incontro con gli altri la propria cifra narrativa.
Ma è quando il discorso si sposta sullo stato di salute del cinema italiano che l’intervista assume un tono più riflessivo.
Il cinema italiano ha ancora bisogno di investimenti
Secondo Pif, dal punto di vista creativo il cinema italiano non attraversa una vera crisi.
«Dal punto di vista creativo non credo che ci siano grossi problemi».
Il nodo, piuttosto, è economico e finanziario. Ed è qui che emerge una delle riflessioni più interessanti dell’intervista: il rischio che un sistema in trasformazione finisca per rendere sempre più difficile l'ingresso dei giovani autori.
«Bisogna trovare un sistema finanziario che permetta anche a un esordiente di esordire».
Una frase semplice, ma che apre una questione molto più ampia. Perché dietro ogni film non ci sono soltanto registi, attori e sceneggiatori. Esiste una filiera composta da tecnici, elettricisti, macchinisti, professionisti della produzione e da tutte quelle maestranze del cinema che rendono possibile la realizzazione di un'opera.
Pif ricorda anche la differenza rispetto al momento in cui lui stesso si affacciò al mondo del cinema. Oggi, sostiene, un esordiente incontra maggiori difficoltà rispetto al passato.
Il passaggio tra vecchio e nuovo sistema
Il ragionamento si sposta quindi sulle responsabilità istituzionali e sulla trasformazione del sistema di sostegno al cinema.
Pif non difende necessariamente il modello precedente. Anzi, riconosce che, se un sistema non funzionava, era giusto superarlo. Il problema, a suo giudizio, è stato soprattutto il tempo impiegato per costruire un'alternativa.
«Se levi quello che c’è, devi sostituirlo con un’altra cosa subito».
Il passaggio dal vecchio al nuovo sistema, secondo Pif, è stato invece lento e farraginoso, con conseguenze che possono ricadere anche sull’occupazione e sull’intera filiera cinematografica.
È un tema che va oltre Venezia e oltre la singola stagione cinematografica. Perché quando si parla di finanziamenti alla cultura si parla contemporaneamente di lavoro, professionalità, imprese e futuro.
«La cultura è una cosa molto concreta»
Ed è probabilmente questo il passaggio più significativo dell’intervista.
Parlando della situazione italiana e confrontandola con altre realtà internazionali, Pif invita a superare l’idea che la cultura sia qualcosa di astratto, distante dall’economia reale.
«La cultura è una cosa molto concreta».
Il cinema, spiega, non produce soltanto emozioni o intrattenimento. Produce lavoro. Coinvolge maestranze, tecnici, elettricisti, macchinisti, sale cinematografiche e una lunga catena di professionalità.
«Non solo è una cosa che fa bene all’anima, ma fa bene anche al benessere di chi ci lavora».
È una prospettiva particolarmente interessante perché restituisce alla cultura una dimensione economica e sociale spesso sottovalutata. Un film non finisce con i titoli di coda: intorno a quelle immagini esiste un sistema produttivo che coinvolge persone e competenze.
E proprio per questo, secondo Pif, la cultura può anche «dare da mangiare», quando viene organizzata e sostenuta nel modo giusto.
Venezia, il futuro e quel sogno rimasto intatto
Prima di lasciare il Lido, arriva una domanda apparentemente leggera, ma capace di chiudere l’intervista con un sorriso: cosa voleva fare Pif da piccolo e cosa vuole fare da grande?
La risposta è quasi una dichiarazione d’intenti.
«Io da piccolo volevo fare quello che faccio. Anzi, sto facendo più di quello che pensavo».
Poi aggiunge: «Da grande voglio fare quello che sognavo di fare da piccolo».
Una battuta che, dietro l’ironia, contiene forse il senso più autentico del suo percorso. Continuare a raccontare storie, osservare il mondo, fare cinema e televisione senza perdere quella curiosità che probabilmente lo ha accompagnato fin dall’inizio.
Da Venezia all’Ungheria, passando per Rai 3 e per i nuovi progetti, il percorso continua. E mentre il Festival del Cinema di Venezia celebra il cinema sul grande schermo, Pif ricorda una cosa essenziale: dietro ogni film ci sono persone, lavoro, creatività e un sistema che deve essere messo nelle condizioni di continuare a creare.
Perché il cinema non è soltanto sogno. È anche lavoro. E la cultura, quando funziona, è economia, identità e futuro.
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