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A Venezia Paola Lavini racconta L’ultimo saluto, il dolore di una madre e la forza del cinema, tra memoria, guerra, emozioni e nuovi progetti.
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Paola Lavini, a Venezia il cinema diventa memoria
Al Festival del Cinema di Venezia, tra incontri, proiezioni e storie che arrivano da ogni parte del mondo, ci sono film capaci di lasciare qualcosa anche dopo i titoli di coda. È il caso de L’ultimo saluto, film di Luciano Luminelli, una storia che parla di guerra, memoria e soprattutto di una madre costretta ad affrontare una verità impossibile da dimenticare.
A raccontarcela è Paola Lavini, attrice dalla forte impronta mediterranea, protagonista di una carriera lunga ormai trent’anni tra cinema, teatro e musical.
Da Modena alla Sardegna, un’attrice dalle molte anime
Paola Lavini è nata a Modena, da padre modenese e madre originaria di Avellino. Un incontro tra Nord e Sud che, in qualche modo, sembra aver segnato anche il suo percorso artistico.
«Sono di Modena, ma non si direbbe», racconta con ironia. La sua particolare capacità di interpretare personaggi mediterranei e di confrontarsi con i dialetti l’ha portata spesso a vestire i panni di donne profondamente legate alle proprie radici.
Nel cinema, infatti, l’accento e la caratterizzazione linguistica diventano per lei strumenti per entrare ancora più profondamente nei personaggi. Anche ne L’ultimo saluto questa sensibilità trova spazio, attraverso una leggera connotazione sarda che richiama le origini della famiglia raccontata nel film.
Trent’anni di carriera hanno attraversato generi e palcoscenici diversi. Cinema, teatro e musical sono diventati per Paola Lavini mondi nei quali continuare a trasformarsi, interpretando ogni volta una nuova identità.
L’ultimo saluto: quando una madre scopre la verità
È però il personaggio interpretato ne L’ultimo saluto a portarla dentro una dimensione particolarmente intensa.
Il film di Luciano Luminelli racconta la storia di una madre che scopre che il figlio, creduto morto, non è semplicemente una vittima della guerra: è morto da eroe, sacrificando la propria vita per salvare quella di altri quattro amici.
Una differenza che può sembrare sottile, ma che per una madre cambia tutto.
Durante la proiezione, l'emozione del pubblico è stata evidente. Gli occhi lucidi e il silenzio della sala hanno accompagnato una storia capace di riportare alla memoria il dolore di tante famiglie che, durante le guerre, hanno aspettato il ritorno di un figlio o di un marito.
Paola Lavini interpreta una donna ormai anziana, molti anni dopo gli eventi narrati. Per costruire il personaggio ha cercato di avvicinarsi il più possibile alla donna reale da cui la storia trae ispirazione.
«Questa è una storia vera», racconta. «Chi ha scritto questa storia me l’ha raccontata e io interpreto veramente sua nonna».
È proprio qui che il lavoro dell’attrice incontra la memoria. Non basta recitare una parte: occorre comprenderne il dolore, ascoltarne la storia e restituire al pubblico qualcosa che abbia il sapore della verità.
Essere madre sul set, anche senza esserlo nella vita
C’è una frase di Paola Lavini che racchiude tutta la particolarità del suo mestiere: «Io non sono mamma, ma divento mamma tantissime volte sui set, al cinema ma anche in teatro».
Una battuta che strappa un sorriso, ma che racconta anche quanto profondamente un attore possa entrare nella vita dei propri personaggi.
Nel corso della sua carriera Paola ha avuto tantissimi “figli” sullo schermo e sul palcoscenico, diventando madre ogni volta che una sceneggiatura glielo ha chiesto.
Per L’ultimo saluto, però, quella maternità assume un peso diverso. La guerra, la perdita e il sacrificio trasformano il rapporto tra madre e figlio in una ferita universale, capace di parlare a generazioni diverse.
Dal cinema al musical, fino a Ferine
La carriera di Paola Lavini non si ferma a Venezia.
Parallelamente al cinema, l’attrice continua a dedicarsi al musical e alla musica, raccontando anche il piacere di cantare e di portare avanti nuovi brani inediti.
E proprio mentre una storia intensa come L’ultimo saluto arriva al pubblico, un nuovo progetto internazionale si prepara a incontrare gli spettatori.
Si tratta di Ferine, horror in lingua inglese che sta partecipando a numerosi festival internazionali e che vedrà Paola Lavini tra le coprotagoniste. Un ruolo diverso, ancora una volta lontano dagli stereotipi e capace di mostrarne un’altra sfumatura artistica.
Il film è atteso nelle sale a novembre e rappresenta per l’attrice una nuova sfida professionale, questa volta attraverso una produzione internazionale e un ruolo recitato in inglese.
A Venezia, una storia che continua
Dal dolore di una madre raccontato ne L’ultimo saluto alla dimensione internazionale di Ferine, il percorso di Paola Lavini dimostra quanto il mestiere dell’attore possa essere fatto di trasformazioni continue.
Ogni personaggio lascia qualcosa. Ogni storia porta con sé una memoria. E forse è proprio questa la magia del cinema: riuscire a trasformare una vicenda particolare in un’emozione che appartiene a tutti.
A Venezia, tra i riflettori e le grandi produzioni, Paola Lavini ci ricorda che dietro ogni film esistono volti, esperienze e sentimenti capaci di arrivare molto più lontano dello schermo.
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