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A Firenze Michelangelo torna protagonista della Biennale dell’Antiquariato: a Palazzo Corsini il suo disegno per San Lorenzo racconta arte, storia e futuro.
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Michelangelo protagonista alla Biennale dell’Antiquariato
A Firenze l’arte non è soltanto memoria. È una presenza viva, capace ancora oggi di sorprendere, interrogare e creare dialogo tra passato e presente. È questo lo spirito con cui si presenta la 34ª Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, ospitata a Palazzo Corsini dal 26 settembre al 4 ottobre 2026.
Tra i protagonisti assoluti di questa edizione c’è Michelangelo, con un’opera che porta con sé il fascino di un progetto mai realizzato e, proprio per questo, ancora capace di raccontare il genio del suo autore.
A parlarne ai microfoni di G-Channel Magazine TV è Cristina Acidini, presidente della Fondazione Casa Buonarroti, intervistata da Carla Cavicchini.
Michelangelo e il progetto per San Lorenzo
Il disegno protagonista dell’intervista è il Primo progetto per la facciata di San Lorenzo, conservato a Casa Buonarroti e oggi esposto eccezionalmente nel Salone del Trono di Palazzo Corsini.
L’iniziativa nasce dalla volontà della Biennale di rafforzare il rapporto con le grandi istituzioni culturali fiorentine. Un progetto condiviso al quale Casa Buonarroti ha aderito con entusiasmo, sostenuto dalla Fondazione CR Firenze e accompagnato dall’intervento dell’Opificio delle Pietre Dure.
È proprio Cristina Acidini a spiegare il valore di questo straordinario foglio. Si tratta di uno dei più importanti disegni di Michelangelo e di uno dei più grandi conservati nella collezione di Casa Buonarroti.
La sua storia affonda le radici nel Cinquecento. Intorno al 1516 Michelangelo elaborò un primo progetto per la facciata della Basilica di San Lorenzo, commissionatogli da papa Leone X.
L’idea era ambiziosa: trasformare la facciata incompiuta della chiesa in una grande architettura monumentale, capace di integrare elementi architettonici e scultorei in una concezione profondamente innovativa.
Il progetto, tuttavia, non venne mai realizzato. Le vicende legate alla fornitura e al trasporto del marmo, proveniente dalle cave di Pietrasanta, contribuirono alle difficoltà che accompagnarono l’impresa. Il contratto per la fornitura del marmo fu successivamente cancellato e la grande facciata immaginata da Michelangelo rimase sulla carta.
Eppure proprio quella carta è diventata una testimonianza straordinaria del processo creativo dell’artista.
Un’architettura che anticipava il futuro
Nel disegno emerge già una delle caratteristiche più sorprendenti della visione michelangiolesca: l’utilizzo dell’ordine gigante, destinato a diventare uno degli elementi distintivi della sua architettura.
Michelangelo non stava semplicemente progettando una facciata. La sua idea tendeva a trasformare l’intervento in una vera e propria architettura monumentale, dove proporzioni, colonne, elementi scultorei e spazio avrebbero costruito un rapporto completamente nuovo con la basilica.
Il progetto non vide mai la luce nella forma immaginata dal maestro. Tuttavia, il lavoro condotto per San Lorenzo avrebbe lasciato una traccia importante nella sua attività fiorentina, che avrebbe compreso anche la Sagrestia Nuova e la Biblioteca Laurenziana.
Oggi, a distanza di cinque secoli, quel progetto torna sotto gli occhi del pubblico in un contesto completamente diverso: una grande manifestazione internazionale dedicata all’antiquariato e al collezionismo.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti della Biennale.
La Biennale dialoga con Firenze
Nel corso dell’intervista Carla Cavicchini chiede a Cristina Acidini quanto Michelangelo sia ancora presente nella formazione delle nuove generazioni e, soprattutto, quanto venga realmente trasmesso nelle scuole.
La risposta della presidente di Casa Buonarroti parte da una considerazione che va oltre la didattica.
Michelangelo, spiega Acidini, è ormai una figura quasi fuori dal tempo. Ma, se raccontato nel modo giusto, continua a parlare a persone di ogni età, grazie alla forza della sua personalità e alla straordinaria qualità della sua opera.
È una riflessione che acquista particolare significato proprio all’interno della Biennale. Perché l’edizione 2026 non guarda soltanto alle opere esposte, ma prova a costruire un dialogo più ampio con il tessuto culturale della città.
La collaborazione coinvolge infatti realtà come Casa Buonarroti, Fondazione CR Firenze, Opificio delle Pietre Dure e Fondazione Palazzo Strozzi, in un progetto che porta la Biennale oltre gli spazi di Palazzo Corsini e la mette in relazione con il patrimonio culturale fiorentino.
Firenze, una città che continua a raccontare l’arte
Cristina Acidini sottolinea proprio questo aspetto quando parla della nuova edizione della Biennale.
La manifestazione, osserva, sembra aver ritrovato una forte radice fiorentina, dialogando con musei e istituzioni culturali della città.
È un rapporto che assume un significato particolare a Firenze, dove l’arte non è confinata dentro le sale di un museo, ma attraversa strade, palazzi, chiese, biblioteche e luoghi di conservazione.
In questo scenario, il disegno di Michelangelo diventa qualcosa di più di un capolavoro esposto.
Diventa un punto d’incontro tra arte, ricerca, conservazione e divulgazione.
Prima ancora di tornare a Casa Buonarroti, infatti, il disegno è stato sottoposto a una campagna diagnostica presso i laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure. Il percorso proseguirà con un intervento conservativo sostenuto dalla Fondazione CR Firenze.
Così una grande opera del passato diventa anche un’occasione per parlare del futuro della tutela del patrimonio.
Un disegno, una storia, una domanda ancora aperta
Forse è proprio questo il fascino più profondo della Biennale dell’Antiquariato di Firenze.
Davanti a un disegno di Michelangelo non si guarda soltanto ciò che esiste. Si guarda anche ciò che avrebbe potuto esistere.
La facciata di San Lorenzo non è mai stata costruita come Michelangelo l’aveva immaginata. Ma il suo progetto è sopravvissuto, attraversando cinque secoli per arrivare fino a noi.
E oggi, a Palazzo Corsini, quella stessa idea torna a parlare al pubblico.
Non più come un progetto incompiuto, ma come una testimonianza della capacità dell’arte di superare il tempo.
Carla Cavicchini per G-Channel Magazine TV
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