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Per secoli pittori e scultori hanno cercato di rappresentare il cavallo al galoppo. Un'immagine affascinante, ma difficile da riprodurre: il movimento è troppo rapido perché l'occhio possa coglierne ogni fase.
È stata la fotografia, nella seconda metà dell'Ottocento, a cambiare completamente il modo di osservare il cavallo in movimento.
Quando l'arte cercava di fermare il galoppo
Nella pittura il cavallo lanciato al galoppo veniva spesso rappresentato con le zampe distese in una posizione spettacolare, capace di comunicare velocità e potenza.
Ma quella posizione non corrispondeva necessariamente a una reale fase del galoppo.
Gli artisti interpretavano ciò che vedevano e trasformavano il movimento in un'immagine simbolica della forza, dell'energia e della libertà del cavallo.
La fotografia cambia tutto
Nell'Ottocento il fotografo inglese Eadweard Muybridge iniziò a studiare scientificamente il movimento degli animali attraverso sequenze fotografiche.
Il suo celebre lavoro sul cavallo dimostrò qualcosa di sorprendente: il galoppo reale era molto diverso da come era stato rappresentato per secoli nell'arte.
Le fotografie permettevano infatti di scomporre il movimento in singoli istanti, rendendo visibili fasi che l'occhio umano non riusciva a distinguere.
La fotografia diventò così non soltanto uno strumento artistico, ma anche un nuovo modo di conoscere il movimento.
Dal movimento alla bellezza
Quella scoperta non tolse nulla alla dimensione artistica del cavallo. Al contrario, offrì nuove possibilità.
Fotografia, pittura e successivamente cinema hanno continuato a raccontare il galoppo da prospettive diverse: la velocità, la muscolatura, la leggerezza dell'andatura, la concentrazione dell'animale e il rapporto con chi lo cavalca.
Il cavallo in movimento è diventato così un soggetto capace di unire scienza, tecnica e arte.
Guardare il galoppo con occhi diversi
Oggi una fotografia può fermare una frazione di secondo e mostrarci dettagli che normalmente sfuggono. Possiamo osservare la posizione delle zampe, l'equilibrio del corpo, la tensione dei muscoli e la coordinazione del movimento.
Ma una bella fotografia equestre non è soltanto documentazione.
È anche interpretazione: scegliere il momento esatto significa raccontare un'emozione, una relazione, una sensazione di potenza o di libertà.
Ed è forse questo il fascino più grande del galoppo: un movimento che dura pochi istanti può diventare, attraverso l'arte e la fotografia, un'immagine capace di durare nel tempo
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