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Per molto tempo abbiamo pensato alla casa come a qualcosa di immobile.
Muri, finestre, tetto, balconi: elementi destinati a rimanere più o meno uguali per decenni.
Oggi, però, anche l'architettura sta cambiando.
Il motivo non è soltanto estetico. Il modo in cui produciamo e utilizziamo l'energia sta diventando parte integrante del progetto di un edificio. E il fotovoltaico, da elemento aggiunto successivamente sul tetto, può trasformarsi in una componente vera e propria dell'architettura.
È un cambiamento interessante perché mette insieme due mondi che sembrano lontani: la progettazione e l'energia.
Dal pannello aggiunto al progetto pensato insieme
Per anni il pannello fotovoltaico è stato percepito soprattutto come qualcosa da installare sopra un edificio già esistente.
Un elemento funzionale, necessario per produrre energia, ma spesso considerato separato dall'aspetto della casa.
La progettazione contemporanea sta invece cercando sempre più di integrare la produzione energetica nell'edificio fin dall'inizio.
Il tetto, le coperture, le facciate e gli spazi esterni possono diventare parte di un progetto nel quale estetica, funzionalità ed energia dialogano tra loro.
Il risultato può essere una casa nella quale il fotovoltaico non appare come un'aggiunta, ma come una parte naturale della sua identità.
Il sole diventa un elemento del progetto
L'architettura ha sempre dovuto confrontarsi con il sole.
Orientamento delle finestre, balconi, porticati, schermature e aperture sono stati progettati nei secoli per gestire luce e calore.
Oggi il sole può avere anche un'altra funzione: diventare una fonte di energia.
Questo cambia il modo di guardare un edificio.
La superficie esposta alla luce non è più soltanto una questione estetica o climatica. Può diventare anche una risorsa.
Ed è proprio qui che tecnologia e progettazione iniziano a incontrarsi.
Quando la tecnologia diventa estetica
Un elemento tecnologico non deve necessariamente essere nascosto.
Può diventare parte del linguaggio architettonico.
Linee, geometrie, superfici e materiali possono essere studiati per creare un'integrazione armoniosa tra pannelli ed edificio.
In alcuni progetti il fotovoltaico diventa quasi una seconda pelle della costruzione, capace di modificare il modo in cui percepiamo una facciata o una copertura.
La tecnologia smette così di essere soltanto qualcosa che “serve” e diventa anche qualcosa che partecipa alla forma.
Il tetto non è più soltanto un tetto
Guardando una casa dall'esterno, il tetto è normalmente uno degli elementi più riconoscibili.
Ma può anche diventare una superficie produttiva.
Il fotovoltaico permette di trasformare una parte dell'edificio in uno spazio capace di produrre energia, facendo dialogare la struttura con il sole.
Questo introduce una nuova idea di architettura: una casa non soltanto progettata per essere abitata, ma anche pensata per utilizzare in modo più consapevole le risorse disponibili.
Il tetto, in altre parole, può diventare parte attiva dell'edificio.
E fuori dalla città nasce l'agrivoltaico
Il rapporto tra architettura, energia e paesaggio diventa ancora più interessante quando usciamo dalle città.
È qui che entra in gioco l'agrivoltaico, che mette in relazione produzione di energia solare e attività agricola.
Non si tratta semplicemente di occupare un terreno con pannelli fotovoltaici.
Il principio è quello di progettare sistemi nei quali produzione energetica e utilizzo agricolo possano convivere, studiando altezza, disposizione e caratteristiche delle strutture in relazione alle coltivazioni e al territorio.
In questo caso il progetto non riguarda più soltanto un edificio.
Riguarda un paesaggio.
Un nuovo modo di disegnare il paesaggio
L'agrivoltaico introduce quindi una domanda interessante anche dal punto di vista visivo.
Come può una struttura tecnologica inserirsi in un ambiente agricolo senza diventare un corpo estraneo?
La risposta passa dalla progettazione.
La disposizione dei pannelli, le distanze, le strutture di sostegno e il rapporto con le coltivazioni possono contribuire a creare un nuovo equilibrio tra tecnologia e territorio.
Il paesaggio agricolo del futuro potrebbe quindi contenere elementi che fino a pochi anni fa associavamo esclusivamente all'industria energetica.
Non necessariamente per cancellare ciò che esiste, ma per aggiungere una nuova funzione al territorio.
L'energia entra nell'immaginario della casa
Forse il cambiamento più importante è proprio culturale.
Stiamo iniziando a considerare l'energia non più come qualcosa che arriva semplicemente dalla rete e che utilizziamo quando accendiamo una luce.
Possiamo produrla.
Possiamo integrarla nell'edificio.
Possiamo progettare gli spazi anche tenendo conto di come il sole può essere utilizzato.
Questo cambia inevitabilmente anche il modo in cui immaginiamo le nostre case.
La casa del futuro non sarà soltanto più tecnologica
Potrebbe essere anche più consapevole del luogo in cui si trova.
Una casa capace di dialogare con il sole, utilizzare meglio le proprie superfici, produrre parte dell'energia che consuma e integrarsi con il paesaggio rappresenta un'evoluzione che va oltre la semplice installazione di un impianto.
E lo stesso vale per l'agrivoltaico, dove energia, agricoltura e territorio devono trovare un equilibrio.
Alla fine, il futuro dell'architettura potrebbe non essere fatto soltanto di nuove forme spettacolari.
Potrebbe essere fatto di edifici e paesaggi nei quali funzione, tecnologia e bellezza imparano finalmente a convivere.
Perché anche il modo in cui produciamo energia, ormai, può diventare parte del modo in cui immaginiamo il mondo intorno a noi.
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